Agostino Barruel

Agostino Barruel nacque il 2 ottobre 1741. Suo padre era luogotenente del podestà di Vivarais. Egli fece i suoi studi ed entrò nella Compagnia di Gesù. Quando essa fu minacciata, si recò in Austria dove pronunciò i suoi primi voti. Soggiornò alcuni anni in Boemia, poi in Moravia e fu professore a Vienna, nel collegio Teresiano. Più tardi fu mandato in Italia ed a Roma. Egli ritornò in Francia dopo la soppressione del suo Ordine. Il suo stato rendendolo indipendente, si consacrò intieramente ai lavori filosofici e storici, e pubblicò fin d'allora delle opere le quali, sebbene di più volumi, raggiunsero la quinta edizione.

Dal 1788 al 1792 egli diresse quasi solo il Journal ecclésiastique, pubblicazione settimanale delle più preziose per la storia letteraria ed ecclesiastica della seconda metà del XVIII secolo. Nel prenderne la direzione, Barruel disse a' suoi lettori: «Noi sentiamo tutto il peso e tutta l'estensione dei doveri che c'imponiamo. Noi prevediamo con spavento tutta la assiduità che esigono e ci interdiciamo, d'ora innanzi, ogni occupazione che potesse distrarcene. Ma consacrati per vocazione al culto del vero Dio, alla difesa delle nostre sante verità, oh! come questi medesimi doveri ci diventano cari! Si, questo aspetto sotto il quale ci piace considerare le nostre funzioni di giornalista cattolico, ce le rende preziose». Egli manifestò in tutte le sue opere questo spirito di fede.

Quanto più i giorni si facevano tristi, tanto più l'ab. Barruel raddoppiava lo zelo e la vigilanza. Egli cangiava di frequente domicilio per sfuggire al mandato d'arresto. Dopo il 10 d'agosto dovette sospendere la pubblicazione del suo giornale e passare in Normandia. Di là, si rifugiò in Inghilterra.

Pubblicò a Londra, nel 1794, una Storia del Clero di Francia durante la Rivoluzione. Là ancora concepì il piano della sua grande opera: Mémoires pour servir à l'histoire du jacobinisme. Lavorò quattro anni a raccogliere e ordinare i materiali delle prime parti. I volumi I e II comparvero a Londra nel 1796.

Nel 1798 furono ristampati ad Amburgo, accompagnati da un terzo, intorno alla setta degli Illuminati. I due ultimi comparirono parimenti ad Amburgo nel 1803. Barruel ne pubblicò una seconda edizione «riveduta e corretta dall'autore», nel 1818, due anni prima della sua morte, a Lione, presso Teodoro Pitrat.

Bisogna leggerla tutta quanta quest'opera se si vuol conoscere a fondo la Rivoluzione. Per scriverla, l'ab. Barruel ebbe le rivelazioni dirette di molti dei principali personaggi dell'epoca, e trovò in Germania una serie di documenti di prim'ordine. «E io devo rendere al pubblico — dice nelle Observations préliminaires del terzo volume, quello che tratta degli Illuminati — un conto speciale delle opere da cui tolgo le mie prove». Egli presenta una lista delle principali, fino a dieci, con un cenno su ciascuna di esse, che permette di giudicare della loro autenticità. La lista delle opere si completa con quella di molti altri documenti meno importanti. Ed aggiunge: «Ciò è tanto quanto basta per vedere che io non scrivo intorno agli Illuminati senza cognizione di causa. Io vorrei in segno di riconoscenza poter nominare coloro la cui corrispondenza mi ha fornito nuovi aiuti, lettere, memorie che non potrò apprezzare mai troppo; ma questa riconoscenza diverrebbe per loro fatale».

E più lungi: «Quello che io cito, l'ho davanti agli occhi e lo traduco; e quando traduco, il che avviene spesso, cose che fanno stupire, cose che appena si crederebbero possibili, io cito il testo medesimo, invitando ognuno a spiegarlo, ovvero a farselo spiegare ed a verificarlo. Io raffronto anche le diverse testimonianze, sempre col libro in mano. Io non fo menzione d'una sola legge nel codice dell'Ordine, senza le prove della legge o della sua pratica».

Ritornato in Francia, fu consultato sull'argomento della promessa di fedeltà alla Costituzione, sostituita, con decreto 18 dicembre 1799, a tutti i giuramenti anteriori. Egli pubblicò il dì 8 luglio 1800, un avviso favorevole. Le sue ragioni, assai chiare e precise, aggiunte alle spiegazioni del Moniteur, dichiarato giornale ufficiale, decisero Emery e il consiglio arcivescovile di Parigi a pronunciarsi in favore della legittimità della promessa. Alcuni, in quest'occasione, accusarono Barruel di adulare il Bonaparte per guadagnarsi i suoi favori. Ben lungi dall'adulare, l'ab. Barruel ha dimostrato un'audacia inaudita: parlando del primo Console, lo chiama «il flagello di Dio». Nel 1800 egli aggiunge: «Se tutti i principi d'Europa riconoscessero la Repubblica, io non voglio per questo che Luigi XVIII sia meno il vero crede di Luigi XVI. Io sono francese. Il consenso degli altri sovrani su questo oggetto è per me tanto nullo quanto quello dei Giacobini; esso può bensì diminuire la mia speranza, togliere i mezzi, ma non distrugge per nulla il diritto» (L'Evangile et le clergé francaise. Sur la soumission des pasteurs dans les révolutions des empires, p. 75. Londres).

Barruel non rientrò in Francia che nel 1802. Vi prese a difendere il Concordato e pubblicò su questo argomento il suo trattato Du Pape et de ses droits regaux à l'occasion du Concordat (Paris, 1803, 2 vol. in VIII). Durante l'Impero, Barruel si tenne in disparte, non ricevette alcun posto nè assegno. Intraprese la confutazione della filosofia di Kant. Nell'affare del cardinale Maury, Napoleone ebbe sospetto che egli avesse propagato il Breve di Pio VII e lo fece mettere in prigione nell'età di settanta anni. La polizia lo perseguitò pure nei Cento Giorni. Terminò la sua vita nella casa dei suoi padri, a Villanova de Bery, nell'età di ottanta anni, il 5 ottobre 1820. (Brano tratto da "Il problema dell'ora presente" di H. Delassus Tomo I Cap. IX, 1907)