Durante il regno di S.S. Papa Leone XIII, la Civiltà Cattolica, prestigiosa rivista dei Padri Gesuiti, così si esprimeva sulle Memorie dell'abbé Barruel:

COLLEZIONE di opere storico-polemiche. Vol. I Discorso sulla Storia universale di Giacomo Bossuet, pag. 338 in 8°, prezzo L. 2,75. Vol. II e III Memorie per servire alla storia del Giacobinismo scritte dall'Abate Barruel, di complessive pagine 1100 in 8. Prezzo L. 7,00. Roma, tip. di Propaganda Fide 1887.

Con queste, veramente classiche opere del Bossuet e del Barruel, il benemerito editore Cav. Federico Melandri apre la Collezione di Opere Storiche-Polemiche specialmente per uso della gioventù. Sarebbe fuor di proposito farne gli elogi, essendo esse salite in tanta celebrità presso tutte le nazioni, che oggimai non v'ha persona alquanto colta e di retto pensare che ne ignori il merito eminente. Loderemo invece l'ottimo e salutare consiglio del sopra lodato editore nel metter mano a questa sua Collezione, come uno dei più efficaci antidoti contro gli errori e le empietà largamente diffusi in questi miseri tempi, coll'impugnare le verità più inconcusse nell'ordine morale e religioso, e col falsare a quest'uopo anche la storia.

«Che tale sia, (osserva opportunamente l'egregio editore nel suo programma), l'artificio del tempo attuale, niuno può dubitarne, o consideri la colluvie degli errori che si disseminano nei giornali e nei libri, o consideri la istruzione atea che spesso s'impone ai cattolici nelle scuole, e l'uso degli autori nei quali in diversi modi, tutti però maligni, si mira ad attaccare la vera Religione, tanto nelle sue dottrine, quanto nella storia che la riguarda... Però (egli séguita), a svelare efficacemente quelle arti maligne, e ad impedirne l'effetto, giova mirabilmente l'esposizione della pretta verità, così nella dottrina, come nella storia correlativa... Si è quindi stimato opportuno raccogliere in una collezione una serie di scelti libri storico-polemici, che valgano a premunire, specialmente la gioventù, contro gli errori che si vanno dappertutto disseminando. Speriamo che i nostri sforzi approderanno al santo fine cui ci proponiamo, e che il concorso dei buoni ci aiuterà a continuare animosamente l'arringo.» E noi aggiungeremo anche i nostri ai voti del benemerito editore, raccomandando a tutti di fornirsi di quest'arme potentissima, che loro è offerta, sì per difendersi contro gli assalti dell'empie dottrine, come per impugnarle nelle stesse loro trincee. (Serie XIII, Vol. IX, fasc. 903, 28 gennaio 1888, pag.353-354.)

Così invece si esprimeva Mons. Henri Delassus:

[...] I maneggi della framassoneria in questi ultimi tempi ci hanno fatto aprire gli occhi. La si vede preparare nuovi sconvolgimenti e nuove rovine. Ognuno si domanda se le sventure e i delitti che hanno segnato la fine del XVIII secolo non siano ad essa imputabili. Maurizio Talmeyer tenne recentemente una conferenza che poscia pubblicò in opuscoletto sotto questo titolo: La Framassoneria e la Rivoluzione francese. Copin-Abancelli, Prache ed altri si applicarono, in differenti pubblicazioni, a far uscire dalle tenebre diligentemente conservate, la parte presa dalle società segrete nella Rivoluzione. Per dimostrarlo, essi poterono attingere nell'opera pubblicata trent'anni fa, da N. Deschamps, sotto questo titolo: Les sociétés secrètes et la société, completata nel 1880 da Claudio Jannet. E questi avevano largamente usufruito di un'opera anteriore, pubblicata in piena Rivoluzione, nel 1798, da Barruel: Mémoíres pour servir à l'histoire du Jacobinisme.

Queste Memorie non offrono, come potrebbe far credere il titolo, documenti da usare per comporre la storia dei delitti commessi dai Giacobini; Barruel, nei suoi cinque volumi, si applicò a fornire ai futuri storici del Terrore, le informazioni o gl'indizi che loro permettessero di stabilire il punto di partenza, i primi agenti e le cause segrete della Rivoluzione. «Nella Rivoluzione francese – egli dice – tutto, persino i suoi misfatti più spaventevoli, tutto era stato preveduto, meditato, combinato, risoluto, stabilito; tutto fu l'effetto della più profonda scelleratezza, poiché tutto è stato condotto da uomini che soli tenevano il filo delle cospirazioni ordite nelle società segrete, e che hanno saputo scegliere e studiare il momento propizio alle congiure».

Il convincimento di questa premeditazione e di queste congiure risulta dalla lettura dei cinque volumi. Sul frontespizio del quarto, nel «Discorso preliminare», egli domanda: «In qual modo gli adepti segreti del moderno Spartaco (Weishaupt) hanno presieduto a tutti i misfatti, a tutti i disastri di questo flagello di brigantaggio e di ferocia chiamato la "Rivoluzione"? Come presiedono ancora a tutti quelli che la setta medita per compiere la dissoluzione delle società umane? (Ciò ch'essa meditava di riprendere all'indomani della Rivoluzione, lo eseguisce al giorno d'oggi sotto i nostri occhi. E sono ancora i framassoni che stanno alla testa di tutto ciò che noi vediamo). Consacrando questi ultimi volumi a rischiarare tali questioni, io non mi lusingo di risolverle con tutta la precisione e con tutti i particolari di uomini che avessero avuto la facoltà di seguire la setta "Illuminata" nei suoi sotterranei, senza perdere un istante di vista i capi o gli adepti ... Raccogliendo i tratti che mai sono svelati, ne avrò abbastanza per segnalare la setta dovunque i misfatti additano la sua fatale influenza». Si comprende il grande ed urgente interesse che presenta la lettura di quest'opera nell'ora presente.

Quello che accade, quello di cui siamo spettatori, è il secondo atto del dramma cominciato un secolo fa; è la stessa Rivoluzione, ravvivata nel suo focolare, coll'intenzione che Barruel aveva già potuto constatare, di estenderne l'incendio nel mondo intero. Egli ce ne mostra il proposito, la volontà espressa fin dal principio del XVII secolo. I congiurati potranno essi raggiungere i loro fini di annientare la società cristiana? E' il segreto di Dio, ma è altresì il nostro. Poiché l'esito della Rivoluzione dipende dall'uso che noi vogliamo fare della nostra libertà, come dai decreti eterni dì Dio.

Gli è per sostenere, per incoraggiare le buone volontà, che Barruel scrisse le sue Mémoires: «È per trionfare finalmente della Rivoluzione e ad ogni costo, e non per disperare che fa d'uopo studiare i fasti della setta. Siate tanto zelanti pel bene, quanto essa lo è pel male. Abbiate la buona volontà di salvare i popoli; i popoli stessi abbiano la volontà di salvare la loro religione, le loro leggi, la loro fortuna, com'essa ha la volontà di distruggerle, e i mezzi di salute non mancheranno». [...] (brano tratto da Il problema dell'ora presente di H. Delassus Tomo I cap. IX, 1907)


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